Raffaello e la sua tomba: storia, misteri e curiosità

La fama di Raffaello Sanzio è eterna, ma anche il suo luogo di riposo è avvolto da un fascino senza tempo. La tomba di Raffaello è una delle mete più visitate della Capitale, non solo per la figura dell’artista, ma anche per la maestosità del luogo che la ospita: il Pantheon.

Raffaello Sanzio: genio del Rinascimento

Nato a Urbino nel 1483, Raffaello Sanzio fu uno dei pilastri dell’arte rinascimentale, ammirato e osannato dai contemporanei. La sua opera è un esempio insuperabile di armonia, grazia e perfezione compositiva. Dalle Stanze Vaticane, con il celebre affresco della Scuola di Atene, ai ritratti vibranti, il talento di Raffaello ha lasciato un segno indelebile. Ancora oggi, la sua figura è studiata come archetipo del genio artistico.

La sua morte e la scelta del luogo di sepoltura

La vita terrena del maestro fu breve: morì a Roma il 6 aprile 1520, all’età di soli 37 anni, il Venerdì Santo, giorno in cui si narra fosse anche nato. La causa della morte è spesso attribuita, sebbene con qualche alone leggendario, a una febbre contratta dopo una notte di eccessi.

Per volontà testamentaria, la sua salma fu destinata a riposare in un luogo d’onore: il Pantheon. Questo celebre tempio romano, anticamente dedicato a tutti gli dèi (il Pantheon di Agrippa, poi chiesa di Santa Maria ad Martyres), divenne così il suo eterno rifugio. La scelta non fu casuale, bensì dettata dalla profonda venerazione che l’artista nutriva per il luogo, simbolo della grandezza romana. Oggi, chi si chiede dove si trova la tomba di Raffaello, può individuarla in una nicchia all’interno del Pantheon.

Chi c’è sepolto nella tomba di Raffaello?

La tomba di Raffaello Sanzio non è solitaria. Oltre al maestro, essa accoglie i resti di Maria Bibbiena, la sua promessa sposa, che morì prima che potessero unirsi in matrimonio. La scultura funebre, in marmo, fu commissionata da Raffaello stesso all’allievo Lorenzo Lotti, detto il Lorenzetto, e raffigura la Madonna del Sasso.

Per quanto riguarda i resti di Raffaello, l’identità fu confermata solo nel 1833, in seguito a un’esumazione voluta da Papa Gregorio XVI per dissipare dubbi sulla loro autenticità. Il cranio, in particolare, era perfettamente conservato, smentendo le voci che fosse andato perduto.

Il significato dell’epitaffio sulla sua tomba

La tomba è chiusa da un sarcofago romano che reca un epitaffio in latino, composto dal cardinale Pietro Bembo. A chi si domanda cosa c’è scritto sulla tomba di Raffaello, la traduzione è di grande impatto emotivo e poetico:

“Qui giace Raffaello, che quando visse la natura temette d’essere vinta, e quando morì temette di morire.”

Questo breve testo celebra il genio ineguagliabile di Raffaello, capace di superare la stessa perfezione della natura con la sua arte, e sottolinea come la sua morte abbia significato una perdita incolmabile per il mondo intero. L’epitaffio sulla tomba di Raffaello è la sintesi perfetta della sua gloria imperitura.

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